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Cos’è il gomito del tennista?gomito del tennista

Il gomito del tennista, nota anche come “epicondilite”, è una condizione dolorosa che interessa la parte esterna del gomito. Colpisce soprattutto chi compie movimenti ripetitivi del braccio e del polso, ma non esclusivamente sportivi: lavoratori manuali, chi usa regolarmente mouse e tastiera o strumenti da officina possono sviluppare questa infiammazione. Il disturbo è causato da microtraumi ripetuti che portano a un’infiammazione dei tendini estensori dell’avambraccio, in particolare del muscolo estensore radiale breve del carpo.

Nonostante il nome, infatti, l’epicondilite non ha nulla a che fare con traumi acuti, ma è una vera e propria tendinopatia da sovraccarico. La sua incidenza è aumentata negli ultimi anni, anche a causa delle abitudini posturali legate all’uso prolungato di dispositivi elettronici.

Sintomi del gomito del tennista: riconoscerli tempestivamente

I sintomi del gomito del tennista si sviluppano in modo graduale. Il danno non è immediato, ma si accumula nel tempo. Ecco i segnali più comuni:

    • Dolore localizzato all’esterno del gomito, che può irradiarsi lungo l’avambraccio.
    • Difficoltà a compiere gesti semplici come stringere la mano, sollevare una tazza di caffè o girare una maniglia.
    • Rigidità mattutina o dopo periodi di inattività.
    • Debolezza nella presa o nel mantenere oggetti con la mano colpita.

In fase acuta, il dolore può diventare costante, anche a riposo. È importante distinguere tra una semplice stanchezza muscolare e una vera epicondilite, poiché un intervento precoce può ridurre nettamente i tempi di recupero.

Gomito del tennista: Principali cause e fattori di rischio

Il gomito del tennista può colpire chiunque, ma alcuni fattori aumentano il rischio di svilupparla:

    1. Sforzi ripetitivi: attività come scrivere al computer, pitturare, usare utensili vibranti o praticare sport come tennis, squash e golf.
    2. Postura scorretta: un posizionamento errato di spalla, gomito e polso durante l’attività lavorativa può alterare la biomeccanica e aumentare il carico sui tendini.
    3. Età: più frequente tra i 35 e i 55 anni, quando i tessuti tendinei iniziano a perdere elasticità.
    4. Scarsa preparazione muscolare: muscolatura debole o non allenata è meno in grado di assorbire stress ripetuti.

Anche lo stress cronico o condizioni sistemiche come il diabete di tipo 2 o le patologie articolari infiammatorie possono concorrere al peggioramento del quadro clinico.

Diagnosi del gomito del tennista: test e accertamenti

Il medico specialista (di solito un fisiatra o un ortopedico) effettua la diagnosi principalmente attraverso:

1. Esame clinico: prevede la palpazione dell’epicondilo laterale e la valutazione della forza muscolare dell’avambraccio. Alcuni test, come il test di Cozen o di Maudsley, aiutano a provocare il dolore per confermarne la localizzazione.

2. Ecografia muscolotendinea: utile per visualizzare l’infiammazione, valutare l’integrità dei tendini e rilevare eventuali calcificazioni.

3. RMN (Risonanza Magnetica Nucleare): indicata solo nei casi più complessi o quando si sospettano altre patologie articolari o nervose associate.

Una diagnosi accurata è indispensabile per distinguere il gomito del tennista da condizioni come la borsite olecranica, la compressione del nervo radiale o le sindromi dolorose cervicali riferite.

Trattamenti efficaci: come si cura il gomito del tennista gomito del tennista risultati terapia

L’approccio terapeutico dipende dalla gravità dei sintomi. Nella maggior parte dei casi, con un intervento precoce, si guarisce senza necessità di chirurgia. Ecco le principali terapie conservatrici e non invasive:

Riposo funzionale e modifiche comportamentali

Il primo passo è interrompere o limitare le attività che scatenano il dolore. Questo può significare cambiare strumenti da lavoro, modificare la postura o utilizzare supporti ergonomici. Nei casi in cui il gomito del tennista è legata a posture scorrette o movimenti ripetitivi lavorativi, può essere utile una valutazione ergonomica dell’ambiente, eventualmente con l’intervento di figure professionali specializzate in medicina del lavoro.

Fisioterapia mirata

È il trattamento cardine della fase acuta e post-acuta. Include:

Esercizi di stretching e rinforzo eccentrici dei muscoli estensori del polso. Terapie fisiche: Tecar, onde d’urto focalizzate e ultrasuoni ad alta frequenza, per stimolare la rigenerazione.

La terapia manuale, come le tecniche di frizione trasversale profonda (metodo Cyriax), ha dimostrato efficacia nel ridurre l’infiammazione e migliorare la mobilità (PubMed – Efficacy of manual therapy).

Farmaci e terapie adiuvanti

Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) per via orale o topica sono utili per brevi periodi nell’alleviare dolore e infiammazione del gomito del tennista. Se il dolore persiste, si possono valutare infiltrazioni locali di corticosteroidi sotto guida ecografica, pur tenendo conto che offrono beneficio temporaneo e non vanno ripetute frequentemente.

Alternativamente, in fase subacuta, possono essere usate infiltrazioni di PRP (plasma ricco di piastrine), che stimolano la rigenerazione tendinea. Questa terapia va prescritta da specialisti, in centri autorizzati, e si sta diffondendo con protocolli sempre più standardizzati (National Library of Medicine – PRP use in tendinopathy).

Prevenzione e strategie a lungo termine

Una volta superata la fase acuta, l’obiettivo è evitare le recidive, frequenti se non si correggono abitudini errate. Alcuni accorgimenti pratici:

Ergonomia

Utilizzare tastiere, mouse e utensili ergonomici; regolare l’altezza di scrivania e sedia; usare supporti per l’avambraccio in caso di uso prolungato del computer.

Allenamento funzionale

Mantieni flessibili e forti i muscoli dell’avambraccio con esercizi mirati almeno 2–3 volte a settimana. Allunga regolarmente i fasci muscolari coinvolti nel gesto ripetuto. Lavorare anche sull’equilibrio posturale generale aiuta a distribuire meglio le sollecitazioni.

Valutazione specialistica tempestiva

Intervenire nelle prime settimane dal comparire dei sintomi riduce sensibilmente la durata del disturbo e le probabilità di cronicizzazione.

Quando serve l’intervento chirurgico

Il ricorso alla chirurgia è limitato ai casi gravi o resistenti alle terapie conservative da almeno 6–12 mesi. Si procede con l’asportazione del tessuto degenerato e la riparazione dei tendini interessati. Il ritorno alla completa funzionalità può avvenire dopo 2–3 mesi, previa fisioterapia post-operatoria specifica.

Secondo i dati dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna, meno del 10% dei pazienti con epicondilite necessita di chirurgia, segno che una gestione precoce e personalizzata è spesso risolutiva.

Conclusioni operative: cosa fare in caso di sintomi

Se avverti dolore al gomito, debolezza nella presa e fastidio nel compiere movimenti ripetitivi, potrebbe trattarsi di gomito del tennista. Segnali da non sottovalutare:

Dolore che peggiora con l’uso del braccio dominante. Tensione persistente nei muscoli estensori dell’avambraccio. Sensibilità alla pressione vicino alla prominenza ossea laterale del gomito.

Inizia limitando le attività più stressanti, applica del ghiaccio locale nei primi giorni e consulta un fisioterapista o uno specialista ortopedico. Prima si agisce, minori saranno le complicanze e più rapido il recupero.